Il 30 aprile scorso, AIVIS ha organizzato sulla Darsena a Milano un incontro con i candidati sindaco della città per parlare di sicurezza stradale.

Oggi sul Corriere Milano leggiamo a firma di Gianni Santucci , come già nell’occasione dell’incontro avuto  avevamo  sottolineato  ai candidati sindaco, che siamo di nuovo in emergenza  per quanto riguarda le vittime degli incidenti stradali: “ Il 2006 l’anno peggiore, con 92 morti e 19 mila feriti. Poi sempre meglio, ma da due anni i decessi risalgono. Dal 2002 ad oggi gli scontri con feriti hanno avuto una flessione del quattro per cento all’anno. «Si rispetta di più la precedenza»“.

Purtroppo il problema degli incidenti stradali con tutto ciò che essi comportano, morti, feriti, persone che restano  disabili , famiglie distrutte,  pare seguire un andamento a onda , là dove non si percepisce un intervento strutturale e in particolare culturale da parte di chi amministra le città, e non solo, che sia in grado di modificare   tale gravissimo e pervasivo  fenomeno.

Guida ad alta velocità, cellulari alla guida, caos dovuto alle seconde file divenute una normalità in città, aggressività oltre misura tale per cui  sulla strada sono tutti lesa maestà   tanto da sembrare  un ring dove dimostrare la propria forza , mancanza di controlli, mancanza di rispetto delle regole,   dissesti  del manto stradale,  assenza di una segnaletica adeguata,  diseducazione al movimento responsabile e maleducazione arrogante che porta ad essere incuranti .

Un esempio.

Un grave incidente  tempo fa  è stato provocato da una signora che aveva  parcheggiato in seconda fila e che uscendo dall’auto  mentre parlava con il cellulare , ha spalancato la portiera  senza  preoccuparsi di nulla. Un ragazzo in motorino  ha sbattuto sulla portiera cadendo rovinosamente .

Un problema sociale,  questo degli incidenti stradali che merita un’attenzione non solo maggiore da parte di tutti , ma un’attenzione precisa, incisiva, intelligente , capace di creare la differenza.

Non si dà il giusto peso al versante culturale della questione  che è al contrario non solo fondamentale, ma che sarebbe l’unico  in grado di creare   quella differenza che si diceva,  di produrre una evoluzione sia personale che sociale .

Etica della responsabilità . Ovvero riuscire a trasformare il dover essere in essere.E’ questa le vera sfida.

Anche di una amministrazione moderna.

Come ci insegna Max Weber , il disincanto del mondo, la perdita di senso e di significato conduce al vuoto di valori e a comportamenti  che  sono solo un agire  autoaffermativo , che per definizione non prevede  la domanda sulle  conseguenze che  tale agire   comporta.

Dott.ssa Manuela Barbarossa

Milano 9 giugno 2016